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"Dispositio ex clausione linearum", il Museo Diocesano diventa residenza d'artista    freccia

12/04/2018 - Il progetto al via dal 16 aprile, a maggio la mostra a cura di Marcello Francolini e Fabio Avella

Il Museo Diocesano di Salerno (Mu.Di.), in collaborazione con l’Associazione Collaterart A.P.S., presenta
"Dispositio ex clausione linearum", da un’idea di Marcello Francolini. Mostra a cura di Marcello Francolini e Fabio Avella.

Residenza: 16 - 22 aprile
Mostra: 19 maggio - 19 giugno 2018

Museo Diocesano di Salerno - Mu.Di - Largo Plebiscito, 10 - Salerno

Il progetto Dispositio ex clausione linearum è un percorso di sperimentazione artistica incentrato sul disegno. Si articola in due fasi:

La prima fase inizierà il 16 e terminerà il 22 aprile, con una residenza d'artista che ospiterà, all'interno delle sale del Mu.Di. (Museo Diocesano), Dario Agrimi, Antonio Finelli e Angelo Maisto: tre artisti affermati nel panorama contemporaneo.

Gli artisti sono chiamati ad articolare una seria e attenta visione dell’uomo contemporaneo, utilizzando la capacità del disegno di figurare il mondo, come fu già inteso nella tradizione medievale da San Bonaventura da Bagnoregio. Sarà un lavoro di isolamento rispetto al frastuono della società contemporanea. E proprio essa sarà analizzata da diverse prospettive grazie all’intervento di pensatori e intellettuali che, nei giorni, condurranno degli incontri di approfondimento con gli artisti. Oltre ai curatori, ci sarà: il Direttore Don Luigi Aversa, il Prof. Vincenzo Esposito (Antropologo), il Dr. Lucio Buonomo (Psicologo) e Padre Giuseppe De Vincentiis (Teologo). Tutto ciò arricchirà l’elaborazione formale dell’allegoria La Società della stanchezza: un trittico su tavola di 360 cm x 225 cm, realizzato come espressione finale del periodo di clausura condotto nelle sale del prestigioso museo cittadino. In contemporanea al lavoro collettivo, ogni singolo artista procederà, attraverso un percorso personale, alla creazione di disegni individuali. Ogni disegno sarà prodotto su carta d’Amalfi grazie al contributo della storica cartiera Amatruda; ultimo baluardo della tradizionale lavorazione artigianale della carta.

La seconda fase del progetto prevede la mostra dei lavori e l'esposizione al pubblico delle opere d'arte.
Dal 19 maggio, giorno del vernissage, fino al 19 giugno si potranno vedere le realizzazioni artistiche di Dario Agrimi (Trani), Antonio Finelli (Roma), Angelo Maisto (Santa Maria di Capua Vetere). L’allegoria della Società della stanchezza resterà di proprietà del museo è inaugurerà la collezione d'arte contemporanea.
In occasione della mostra sarà presentato il catalogo, che conterrà gli obbiettivi raggiunti durante la fase della residenza, e sarà patrocinato dall’azienda Fornace Falcone; sempre attenta a sostenere le azioni artistiche più meritevoli sul territorio campano.

Scheda tecnica
Luogo: Museo Diocesano di Salerno
Direttore: Don Luigi Aversa
Titolo della progetto di residenza: Dispositio ex clausione linearum
Curatore del progetto: Marcello Francolini e Fabio Avella
Artisti: Dario Agrimi, Antonio Finelli, Angelo Maisto
Info e Contatti:
Ingresso dalle 9.00 alle 13.00 e dalle 15.00 alle 19.00 tutti i giorni escluso il mercoledì
089239126
museodiocesano.sa@gmail.com
presidentecollaterart@gmail.com
info@lineadicontorno.it

Approfondimenti
Il fine specifico del progetto è la produzione di opere tramite la capacità analitica e descrittiva del disegno, realizzate sulla pregiatissima carta Amatruda, che figureranno la società contemporanea. Quest'analisi rifletterà, nel percorso temporale e meditativo della clausura, lo sviluppo di una particolare strutturazione sociale che vuole l'individuo schiavo del positivismo ossessivo a discapito della lentezza, del tempo individuale (per se stessi) e della autodeterminazione "particolare" dell'individuo. Gli spunti riflessivi di partenza sono dati da San Bonaventura da Bagnoreggio, che individua nel disegno una sorta di scavo interiore, comprendente la riflessione raccolta e il tempo necessario di realizzazione. E dal filosofo sudcoreano Byung-Chul Han, che nel suo saggio La società della stanchezza del 1997, analizza il cambiamento sociale dovuto all'accelerazione della condizione speculativa sull'individuo e dell'individuo stesso che è continuamente stimolato alla produttività eccessiva, non solo intesa del prodotto, ma anche alla concorrenza nei rapporti sociali: il rendersi schiavo di se per la realizzazione di uno status determinato dal consumo e dalla posizione sociale, talmente preminenti da aver dato vita a modelli culturali, feroci e schiaccianti, e forme di malattia, come la depressione, dovute a un senso di inadeguatezza nel sostenere ritmi temporali di gestione della propria esistenza e l'incapacità di non poter non partecipare alle condizioni imposte da un sistema del tutto economico.

Il saggio individua la necessità di essere stanchi; di voler non poter fare/riuscire, in contrapposizione netta allo Yes we can; l'esigenza di poter fallire con tutta la grazia di chi ha potuto provarci senza conseguenze: una rivalutazione del tempo lento come momento di compimento dell'essere. La produzione della grande allegoria e delle opere, quindi, avranno la necessità del ritiro dalla frenesia insensata, per ragionare e riflettere su ciò che è il male interiore dell'uomo contemporaneo e rappresentarlo.