Chiesa di Santa Maria de Lama

Descrizione breve
Chiesa costruita su due livelli con affreschi longobardi, di cui quello ipogeo risale all'XI secolo. Tappa fondamentale nella visita del Centro Storico.

Chiesa di S. Maria de Lama
Chiesa di S. Maria de Lama

Descrizione

Descrizione estesa
  1. Pitture longobarde
    Santa Maria de Lama conserva le uniche testimonianze di pittura longobarda a Salerno. Nasce come edificio di culto longobardo nell’XI secolo strutturata su due livelli. L’ipogeo, che è la chiesa originale si presenta come una chiesa orientata a Est con colonnelle e una serie di affreschi di santi alle pareti. Tali affreschi sono di epoche differenti, a testimoniare anche una ristrutturazione della chiesa in epoche diverse. Tra i più antichi dipinti sono riconoscibili un Sant’Andrea e un San Bartolomeo di pregevole fattura data l’antichità. La ristrutturazione della chiesa probabilmente nel XIII secolo è stata fatta in relazione con la chiesa superiore, di cui conserva l’orientamento nuovo e la struttura in tre navate. Gli affreschi appartenenti a questa nuova fase sono di una serie di altri santi, tra cui un San Lorenzo e una Santa Radegonda.
  2. Il livello superiore
    Al livello superiore la chiesa presenta una pianta longitudinale divisa in tre navate con colonne di spoglio e, come detto, si tratta di una ristrutturazione del XIII secolo. Il campanile è invece del Seicento, mentre della fine del XV secolo sono i due affreschi su colonne, uno dei quali rappresenta un Cristo ottimamente conservato. Una chiesa dunque che rappresenta un’importantissima testimonianza del periodo longobardo, e che presenta, nelle diverse fasi costruttive e decorative, molteplici motivi di interesse. Bella è anche la collocazione sui gradoni della Lama, uno dei tanti torrenti che attraversavano la città a partire dal monte Bonadies e che oggi è interrato.

Modalità di accesso

Modalità di accesso

Luogo di culto.

Ingresso gratuito.

Accesso da Gradoni Madonna della Lama 2

Indirizzo

Orario per il pubblico

Orario per il pubblico

Visitabile su prenotazione al numero 339692325

Contatti

Chiesa della Santissima Annunziata

Descrizione breve
Espressione del Settecento Salernitano, con magnifico campanile e cupola maiolicata. Situata dove era posta l'antica Portacatena, uno degli accessi alla città.

Chiesa della Santissima Annunziata
Chiesa della Santissima Annunziata

Descrizione

Descrizione estesa

La Chiesa della SS.Annunziata, insieme al Castello Arechi  e a Porta Nova  rappresenta uno dei vertici del triangolo geografico, che descrive la pianta della Salerno storica. È situata, infatti, alla fine di via Portacatena, a ricordarci il movimentato via vai di gente che un tempo si affollava fuori della porta cittadina, oggi distrutta.

Sulle origini di questa chiesa si sa che ad essa furono destinate due donazioni della regina Margherita di Durazzo, nel 1404 e nel 1412.

Già dal XVI secolo, il suo clero riceveva sovvenzioni per l’assistenza e l’amministrazione degli ammalati del vicino ospedale S. Giovanni di Dio. Nel 1614, quando la gestione dell’ospedale passò in mano ai religiosi dell’Ordine di S. Giovanni di Dio, al clero dell’Annunziata rimase solo il compito dell’assistenza religiosa e spirituale.

Nella sua storia la chiesa ha subito varie ricostruzioni a seguito di calamità naturali. Ristrutturata completamente a metà del XIX secolo, la chiesa fu sommersa da una valanga di fango e detriti durante l’alluvione del 1954, e sottoposta di nuovo ad un triennio di restauri, che la arricchì di marmi, stucchi e decorazioni sulla volta e nelle cappelle laterali.

Oggi la chiesa, a pianta longitudinale con presbiterio coperto da cupola, mostra uno spiccato stile settecentesco. Al suo interno troviamo varie testimonianze di insigni artisti napoletani. Filippo e Giovanni Ragozzino con Matteo Bottigliero sono autori, per esempio, dell’altare maggiore in fondo alla navata unica, splendido esempio di scultura barocca con decorazioni policrome. Da segnalare anche gli arredi e la porta d’ingresso in legno intarsiato della sagrestia, eseguiti nel 1712 dal maestro d’ascia Saviotto, e l’organo in legno del 1880 in stile neogotico, posto in controfacciata.

A Ferdinando Sanfelice si deve, invece, la vista in esterna di un elegante campanile a quattro ordini sovrapposti, completato da cuspide a pinnacolo, raccordata da volute. Il progetto dell’opera, completata tra il 1707 ed il 1737, è conservato presso il Gabinetto Disegni e Stampe del Museo di Capodimonte a Napoli.

La cupola della Chiesa è stata recentemente decorata con belle maioliche, che valorizzano ulteriormente il monumento.

Modalità di accesso

Modalità di accesso

Luogo di culto.

Ingresso gratuito.

Accesso da via Portacatena.

Indirizzo

Chiesa della Santissima Annunziata

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Lungomare Trieste

Descrizione breve
Lunghissima passeggiata percorribile in auto o a piedi. Bar, stabilimenti balneari, caffè all'aperto, panchine per chi voglia ammirare le due coste del Golfo.

Lungomare Trieste
Lungomare Trieste

Descrizione

Descrizione estesa

Il lungomare di Salerno è uno dei più belli e suggestivi d’Italia. Offre una magnifica veduta della Costiera Amalfitana ma è, soprattutto, lo scenario più suggestivo per passeggiare, tra il verde dei giardini e i palmizi, a pochi metri dal centro della città. 

Il lungomare rappresenta uno dei tre assi paralleli, lungo i quali si è sviluppata l’espansione della città. Infatti, insieme a via Roma-Corso Garibaldi e via dei Mercanti-Corso Vittorio Emanuele unisce i due lembi della città vecchia, dal porto commerciale alla stazione ferroviaria.

La sua costruzione, e quella degli edifici che vi si affacciano, e che ancora oggi costituiscono la cortina edilizia più rappresentativa della città, fu avviata nel 1920, in seguito ad opere di trasformazione e sistemazione della spiaggia, allo scopo di creare una difesa contro l’azione erosiva continua esercitata dalle onde.

Tra gli edifici che si affacciano sul lungomare, passeggiando dalla spiaggia di S. Teresa in direzione di Piazza della Concordia, si incontrano il Palazzo della Provincia, la Camera di Commercio, il Palazzo delle Poste e Telecomunicazioni, il Palazzo di Giustizia ed una serie di edifici destinati ad uffici ed abitazioni.

Il lungomare continua per chilometri, in gran parte percorribili a piedi con stabilimenti balneari e spiagge libere. 

Il lungomare è un luogo sempre affollato e ricco di bar e locali di ritrovo, è ideale per rilassarsi ma anche per iniziare una più approfondita visita del centro storico e commerciale della città.

Modalità di accesso

Modalità di accesso

Luogo pubblico.

Per ulteriori informazioni consultare il portale Salerno Cultura dal link riportato nella sezione Contatti.

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Chiesa dell'Annunziatella e Conservatorio Ave Gratia Plena

Descrizione breve
Il Complesso dell'Annunziatella, un conservatorio per ragazze povere, splendido monumento settecentesco dedicato alla musica e alla beneficenza.

Chiesa dell'Annunziatella e Conservatorio Ave Gratia Plena
Chiesa dell'Annunziatella e Conservatorio Ave Gratia Plena

Descrizione

Descrizione estesa

La Chiesa dell’Annunziatella fu completata nel 1729. Essa veniva utilizzata principalmente per il servizio religioso alle donne ricoverate nell'annesso Conservatorio “Ave Gratia Plena”. Dedicata all'Annunciazione, fu denominata Annunziata Minore, e quindi Annunziatella, per distinguerla dalla chiesa già esistente dell'Annunziata.

La facciata presenta il portale in piperno ed una caratteristica fontana ornamentale, con loggiato coperto a forma di cupola. L'interno è ad una sola navata, con volta a botte unghiata. Le cappelle laterali rivelano una ricca decorazione a stucchi. Le due cappelle del transetto di stile neoclassico, in contrasto con l'insieme caratterizzato dal barocco settecentesco, risalgono al XIX secolo. L'altare maggiore, in marmi policromi, sormontato dalla tela raffigurante l'Annunciazione, presenta ai lati gli stemmi del Conservatorio, molto simili a quello del Comune. 

Nel 1937 la Chiesa dell'Annunziatella divenne sede della parrocchia di S. Maria dei Barbuti; dal 1947 di quella di Sant' Andrea. Dopo i lavori di restauro del 1946, fu abolita la cantoria sopra l'altare maggiore e murati quattro finestroni, riservati alle donne del Conservatorio.

Il conservatorio fu istituito per volontà del dominicano Andrea di Sanseverino, come un ricovero per le “fanciulle povere, vergini e di onesta famiglia che non si possono mantenere nelle loro case senza gran pericolo dell’honore”.

La prima sede del conservatorio, intorno al 1650, era posta in locali attigui alla scomparsa chiesa dei XII Apostoli, che ancora oggi è ricordato con il toponimo “Largo Conservatorio Vecchio”. Dopo 4 anni dalla sua fondazione, la città si fece carico dell’istituto ponendo una tassa di un tornese per ogni tumulo di grano macinato. 

Nel 1698 il conservatorio si trasferì definitivamente in via dei Canali nel palazzo della famiglia Frignano, che fu parzialmente demolito per lasciar posto ad un ampio spazio antistante l’ingresso del conservatorio stesso. Da quel momento l’edificio è andato via via allargandosi con l’inclusione di alcuni edifici confinanti.

Recenti scavi effettuati nell’atrio di ingresso hanno portato alla luce alcuni resti di abside con tracce di affreschi altomedioevali, databili intorno all’XI secolo. Nel cortile, propio di fronte all'ingresso si trova un'imponente fontana con vasca. La fontana è composta da una nicchia divisa in due parti da una cornice orizzontale; nella parte superiore il frontone spezzato presenta, al centro, un tondo in cui è inserita una figura.  Un'altra fontana di forma ottagonale regolare trova posto all'esterno del conservatorio.

Attualmente il complesso dell’Ex-Conservatorio Ave Gratia Plena Minor ospita l’ostello della gioventù

Modalità di accesso

Modalità di accesso

Ingresso gratuito.

Accesso da via dei Canali

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Complesso di San Pietro a Corte

Descrizione breve
Il Complesso con la Cappella Palatina nel Palazzo di Arechi è un "palinsesto" che rappresenta importanti fasi della storia salernitana dai Romani al Cinquecento

Chiesa di San Pietro a corte
Chiesa di San Pietro a corte

Descrizione

Descrizione estesa

È una delle più importanti acquisizioni della storia recente della città di Salerno, poiché una vasta campagna di scavi ha restituito vari strati del complesso.

La Cappella Palatina di San Pietro a Corte venne edificata per volontà del principe Arechi II, tra il 758 e il 787, all’interno di un preciso programma politico, secondo il quale il principe riteneva necessario fornirsi di una seconda città ben fortificata oltre a Benevento, capitale del Ducato. La costruzione del palatium e della chiesa coinvolse un edificio termale romano, attivo tra il I e il III secolo. La cappella, collegata al palazzo da un loggiato, fu sovrapposta all’aula di un grande frigidarium, in parte già riutilizzato in età paleocristiana come luogo di culto e sepolcreto.  

Il campanile, che sorge sul lato settentrionale della cappella, è un’aggiunta del XVI secolo, insieme con la scalinata, che oggi consente l’accesso alla chiesa dall’esterno, restaurata nel XVIII secolo. L'interno è a navata unica con abside. Sulla parete nord si osservano, ai lati del campanile, due bifore con colonna centrale, mentre, in direzione dell'abside, la parete termina con due monofore. Le finestre e il loggiato costituivano le uniche prese di luce per l’interno della cappella.

Nel XIII secolo la chiesa venne utilizzata per pubbliche cerimonie, tra cui il conferimento delle lauree della Scuola Medica Salernitana.

Dal Cinquecento all’Ottocento la chiesa, con alterne vicende, venne contesa tra gli abati di San Pietro a Corte e gli arcivescovi salernitani. Con la legislazione del 1867, la badia venne soppressa. Nel 1881 i principi Pignatelli vendettero l'immobile alla confraternita dell'Immacolata Concezione, estintasi la quale, la chiesa passò nel 1938 alla confraternita di Santo Stefano, da cui prese anche il nome.

L'ambiente inferiore, o ipogeo, è diviso in due scomparti posti su livelli diversi: un livello è interessato dal sepolcreto, l’altro si conclude ad est con un'abside rettangolare, con presbiterio delimitato da muretti e fornito di un piccolo altare. Le pareti di quest’ultimo ambiente risultano, inoltre, affrescate con pitture iconiche, databili al tardo XII secolo, di forte influenza bizantina.

Addossato al complesso medievale di San Pietro a Corte si trova, infine, una piccola cappella detta di SantAnna, la cui volta è dipinta con scene mariane, opera del pittore Filippo Pennino del secondo decennio del XVIII secolo, mentre sulla parete meridionale è collocato un secondo dipinto raffigurante Sant’Anna con la Vergine bambina e due santi, la cui cronologia non supera la metà del XVI secolo.

Modalità di accesso

Modalità di accesso

Ingresso sul Larghetto San Pietro a Corte.

Ingresso gratuito.

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Orario per il pubblico

Orario per il pubblico

Chiuso il lunedì.

Dal Martedì alla Domenica: ore 10.00 - 18.30

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Necropoli Etrusco - Sannitica

Descrizione breve
Antica testimonianza della prima città fondata sulle rive del fiume Irno. Piccoli templi, strade e tombe del periodo dal VI al III secolo a.C.

Necropoli Etrusco-Sannitica
Necropoli Etrusco-Sannitica

Descrizione

Descrizione estesa

Per una passeggiata interessante al di fuori del centro storico da non perdetere l'Area Archeologica di Fratte.

Si tratta di un importante strumento di conoscenza del territorio salernitano in epoca pre-romana. Il centro antico di Fratte sorge su di una collina di tufo sulla riva sinistra del fiume Irno, e la sua posizione geografica, consentiva il controllo della fertile valle dell'Irno e un agevole collegamento con Capua e Pontecagnano, altri due centri etruschi di notevole importanza.

Le prime scoperte relative alle necropoli di Fratte risalgono agli anni 1829 e 1835 quando, nell’area in cui si stavano costruendo gli edifici delle Manifatture Cotoniere Meridionali, furono ritrovati i primi reperti. L'area, di 4.500 mq, è oggi delimitata da mura e sistemata a parco, e lascia in vista i resti più consistenti delle strutture rinvenute.

Al 2300 a.C. risalgono le prove dei primi insediamenti umani, testimoniati da frammenti e armi di selce. Verso il VI sec. a.C. sorge l'abitato etrusco, la cui presenza è testimoniata da alcune iscrizioni e dal bucchero (particolare tipo di ceramica fatta al tornio, uniformemente nera, lucida in superficie, di fabbricazione etrusca) rinvenuto nelle tombe.

Nel IV sec. a.C l’insediamento etrusco subisce l’invasione sannitica, come testimoniato dai materiali di corredo ritrovati nelle tombe di quest'epoca. 

Quando si visita la necropoli appena superato il cancello d'ingresso, a destra di un vialetto alberato si scorgono i resti di un tempio etrusco. Continuando lungo il viale si giunge ad un vasto complesso, di cui non si conosce la funzione né la datazione. Esso comprende ambienti rettangolari, vaschette foderate, pozzi circolari, che lasciano pensare a delle terme di epoca romana. 

Altra zona importante è quella adibita a Necropoli in epoca sannitica (IV sec. III sec. a.C.). Di quest’area sono giunti fino a noi i resti monumentali di otto tombe, delle quali è stato possibile ricostruire buona parte dei corredi funerari.

Modalità di accesso

Modalità di accesso

Ingresso gratuito.

Per ulteriori informazioni consultare il portale Salerno Cultura dal link riportato nella sezione Contatti.

Indirizzo

Orario per il pubblico

Orario per il pubblico
  • Lunedì: chiuso
  • dal Martedì al Sabato: 09:00 - 15:00
  • Domenica: 09:00 - 14:00

Contatti

Giardino della Minerva

Descrizione breve
Il Giardino della Minerva è nel cuore della città. Illustra le modalità di cura della Scuola Medica secondo i principi della medicina antica e medievale.

Giardino della Minerva
Giardino della Minerva

Descrizione

Descrizione estesa

Con il nome di “Giardino della Minerva” è identificato un antico orto-giardino botanico, recentemente riscoperto nella parte alta del centro storico della città di Salerno. Chiuso tra il torrente Fusandola e le antiche mura di cinta della città, alle pendici del colle Bonadies, l’orto terrazzato e cinto è ciò che rimane dell’orto medico di Matteo Silvatico, illustre maestro della Scuola Medica Salernitana.

Matteo Silvatico, la cui famiglia è proprietaria dell’orto fin dal XII secolo, scrisse, intorno al 1317, il "Liber Cibalis et Medicinalis Pandectarum" una preziosa raccolta sui semplici, cioè sulle piante con cui si potevano fare medicamenti, e questo rese Salerno una delle città più importanti nella scienza del mondo occidentale. 

È proprio in questo luogo che nasce, ad opera di Matteo Silvatico, il primo orto botanico del mondo occidentale, la cui particolare tipologia di disegno e uso della vegetazione è stata poi ripresa anche nei successivi orti botanici di Padova, Pisa, Firenze, Pavia e Bologna. 

Nel Giardino della Minerva vennero, per la prima volta, coltivate e classificate una grande quantità di piante ed erbe, per studiarne a scopo scientifico le proprietà terapeutiche e medicamentose.

Il giardino, attualmente di proprietà del Comune,è diviso in terrazzamenti con un sistema di distribuzione dell'acqua, con vasche e fontane per ogni terrazzamento, che ha garantito il mantenimento a coltura degli appezzamenti nei secoli. L’elemento forse più pregevole dei giardini è la scalea del Seicento, costruita sulle mura antiche, retta da pilastri a pianta quadrata con semplici decorazioni in stucco. La scala, posta nel versante più esterno del giardino, congiunge i vari terrazzamenti, conducendo ad un belvedere pergolato, dal quale si può ammirare il porto ed il centro storico della città. Il primo livello del giardino, quello più in basso, è quello di dimensioni maggiori e presenta aiuole regolari quadrate che riprendono il più antico tracciato ritrovato perlustrando gli strati più profondi del terreno. La vasca presente su questo livello, detta peschiera per la sua forma di rettangolo allungato, ed è scandita nel suo lato esterno da quattro colonne. Questo primo livello presenta nel lato più esterno una balaustra che forma un'ampia e lunga terrazza che si affaccia su un eccezionale panorama. La scala conduce al secondo livello, dove si trova una vasca dalle linee semplici con un caratteristico mascherone di marmo. Proseguendo la salita si giunge ad uno stretto terrazzamento sul quale è presente una piccola fontana decorata con creazioni calcaree. Il livello ancora superiore presenta un pergolato, posto nell'angolo riparato dai muri terrazzati. Quest'ultimo terrazzo è arricchito dalla grotta artificiale con una vasca peschiera, dove una sorgente d'acqua crea una suggestiva decorazione di muschi. L'antro è interamente rivestito di concrezioni calcaree e la luce che filtra dai muschi crea con l'acqua un piacevole gioco di riflessi.

Nel giardino è presente un punto di ristoro gestito dall’Associazione Nemus specializzata nella preparazione di tisane con prodotti autoctoni e certificati ed è possibile ammirare anche alcune tegole medievali dipinte, rinvenute nel corso del restauro del prospiciente Palazzo Capasso.

Modalità di accesso

Modalità di accesso

Ingresso da Vicolo Ferrante Sanseverino n° 1

  • INGRESSO A PAGAMENTO: €uro 6,00. 
    (valido per il Giardino della Minerva, il Museo “E. Papi” e il Museo virtuale della Scuola Medica Salernitana)
  • RIDUZIONI (€ 2,00): Gruppi scolastici di ogni ordine e grado (ingresso gratuito per l'accompagnatore); Studenti universitari (previa esibizione della tessera); Singoli visitatori d'età superiore a 70 anni o inferiore a 12 anni. 
    RIDUZIONI (€ 4,00): Gruppi turistici con guida autorizzata (minimo 15 visitatori)
  • ABBONAMENTO annuale € 30. Potete acquistare l'Abbonamento versando direttamente presso la biglietteria del Giardino. Il ritiro della carta avverrà unicamente presso la biglietteria del Giardino e la scadenza terrà conto del giorno di ritiro.

Divieto di accesso ai cani.

Per ulteriori informazioni consultare il sito web.

Indirizzo

Orario per il pubblico

Orario per il pubblico

Aperto dal Martedì alla Domenica. Lunedì: chiusura settimanale per lavori.

Orario Annuale:

  • Gennaio: dalle ore 9:30 alle 16:30;
  • Febbraio: dalle ore 9:30 alle 13:00;
  • Marzo: dalle ore 9:30 alle 17:00;
  • Aprile: dalle ore 9:30 alle 19:00;
  • Maggio: dalle ore 9:30 alle 19:30;
  • Giugno, Luglio e Agosto: dalle ore 9:30 alle 20:00;
  • Settembre: dalle ore 9:30 alle 19:00;
  • Ottobre: dalle ore 9:30 alle 18:00;
  • Novembre e Dicembre: dalle ore 9:30 alle 16:30.

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Museo Archeologico Provinciale

Descrizione breve
Sito nel Monastero di S. Benedetto, ha reperti della storia di Salerno, dalla preistoria fino all'epoca romana con la testa bronzea di Apollo.

Museo Archeologico Provinciale
Museo Archeologico Provinciale

Descrizione

Descrizione estesa

Istituito nel 1927, dal 1964 risiede nel Complesso di San Benedetto

Il Museo Archeologico accoglie una ricchissima documentazione dell'intera provincia di Salerno, dalla preistoria alla tarda età imperiale romana. Il lapidario, sito nel giardino antistante il Museo, raccoglie reperti di età romana - statue, iscrizioni, urne cinerarie – rinvenute nella città di Salerno dal tardo Seicento in poi.

La sezione preistorica mostra reperti riconducibili, nella maggior parte dei casi, al Neolitico, e con minor frequenza al Paleolitico. Alcuni di questi oggetti sono stati rivenuti a Palinuro e nella grotta di Polla e in quella di Pertosa.

L’età del ferro è testimoniata da reperti sulle principali correnti culturali, che caratterizzarono la Campania e quindi il Salernitano:

  • la cultura villanoviana, che prevede la cremazione del morto, le cui ossa combuste vengono racchiuse in un vaso coperto da una ciotola - se il defunto è una donna - o da un elmo - se è un uomo. Di questa fase storica sono esposti i materiali provenienti da Pontecagnano e Sala Consilina;
  • la cultura delle tombe a fossa, scavate direttamente nel terreno, la cui esistenza è testimoniata da corredi provenienti dalla Valle del Sarno e dall’Alto Sele.

Del periodo greco si può ammirare il vasellame di ceramica e in bronzo risalente soprattutto al VI secolo, mentre da Oliveto Citra proviene una tomba del V secolo comprensiva di scheletro e corredo funebre.

Al piano superiore sono esposti i reperti provenienti dalla Necropoli Etrusco-Sannitica, come vasi raffiguranti scene mitologiche greche, vasellame in bronzo di tradizione etrusca, corredi funebri. 

Di particolare rilievo una testa di Apollo in bronzo del I sec. a.C., attribuita all'artista campano Pasiteles e rinvenuta nel 1930 nelle acque del golfo salernitano.

Modalità di accesso

Modalità di accesso

Complesso San Benedetto, Via San Benedetto

Ingresso libero.

Indirizzo

Orario per il pubblico

Orario per il pubblico
  • Dal Martedì alla Domenica dalle ore 9.30 alle ore 19.30.

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Piazza Abate Conforti

Descrizione breve
Anti foro della città romana. Via d'accesso al Plaium Montis, quartiere verso il Castello. Da qui si raggiunge la parte più antica e il Giardino della Minerva.

Largo Abate Conforti
Largo Abate Conforti

Descrizione

Descrizione estesa

Piazza Abate Conforti, secondo alcuni studiosi sede del Foro della romana Salernum, ha rappresentato per secoli il centro della vita politica, economica e religiosa della città.


La maggior parte degli edifici che vi si affacciano risalgono al Medioevo: l’ex Convento di S. Maria Maddalena, oggi Convitto nazionale “Torquato Tasso”, il Convento di Santa Sofia e la Chiesa dell'Addolorata, l'Archivio di Stato.


Da Piazza Conforti, imboccando Via Tasso o Via Trotula De’ Ruggiero, si può iniziare una bellissima passeggiata nei quartieri residenziali dell’antica Salerno, nella zona detta “Plaium Montis”, ai piedi del monte Bonadies, ove sorge il Castello.


Salendo da via De Ruggiero, vicino alla Chiesa di Santa Maria delle Grazie, si arriva a Palazzo Copeta, edificio del XVIII secolo, con vista sull’intero golfo tra le due costiere, amalfitana e cilentana.


Da qui si raggiunge il Palazzo San Massimo. Quest’edificio fu fondato da Guaiferio nel IX secolo come dimora dei principi longobardi, a meno di un secolo di distanza dal Complesso di San Pietro a Corte e vi fu annessa la chiesa dedicata a San Massimo confessore. Al di sotto del rifacimento settecentesco poco è rimasto delle strutture iniziali: attraverso un portale in pietra si accede ad un grande atrio ed uno scalone monumentale conduce ai piani superiori, dove si trovano ampi saloni con soffitti e pareti decorati da affreschi del XVII secolo.


Percorrendo via Tasso si ha la possibilità di ammirare anche Palazzo Conforti e Palazzo Ruggi D'Aragona, ulteriori esempi illustri dello sviluppo residenziale della zona.


Risalendo il costone del “Plaium Montis" si arriva da una parte a Fusandola, dove un vecchio muro di cinta della città scendeva parallelo al torrente omonimo, e dall’altra parte a via de Renzi, dove, attraverso l'antica porta di San Nicola, si risaliva il vallone Canalone, raggiungendo la località Croce, per poi scendere nel territorio di Cava de’ Tirreni.


In questa zona restano numerosi esempi di costruzioni religiose. Qui per vari secoli, ci fu il grande orto dei tanti Monasteri della zona. In quest’area, non a caso, si trova anche il Giardino della Minerva, l’orto botanico legato alla Scuola Medica Salernitana.

Modalità di accesso

Modalità di accesso

Luogo pubblico.

Per ulteriori informazioni consultare il portale Salerno Cultura dal link riportato nella sezione Contatti.

Indirizzo

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Complesso di Santa Sofia e Chiesa dell'Addolorata

Descrizione breve
Scenografica Chiesa e complesso monastico longobardo che sorge nell'antico Foro Romano

Complesso di S. Sofia e Chiesa dell'Addolorata
Complesso di S. Sofia e Chiesa dell'Addolorata

Descrizione

Descrizione estesa

Il Complesso della Chiesa dell’Addolorata e del Monastero di Santa Sofia ha una storia antica. Il monastero risale come fondazione al IX secolo e quindi è di origine longobarda, come testimonia anche il nome che richiama alla Chiesa di Benevento e alla chiesa imperiale di Costantinopoli, dedicata alla Santa della conoscenza.

Dopo varie vicissitudini, nel 1500 a Salerno arrivano i gesuiti e si insediano nel monastero, edificando la chiesa nelle forme in cui oggi la vediamo. La bella scalinata che dà accesso alla chiesa, è la prova dell’intento scenografico caratteristico della Controriforma e della vocazione alla rappresentazione sacra dei Gesuiti. Tutta la piazza risulta fortemente scenografica, in uno dei luoghi caratteristici della città romana, identificata da qualcuno come il luogo del Foro, e sicuramente la partenza della via che conduceva a Nocera.

Oggi la chiesa è adibita a luogo di eventi culturali e di esposizione. L’interno è arricchito da dipinti murali del XVI e XVII secolo.

L’antico monastero del IX secolo fu prima maschile e poi femminile, sotto la giurisdizione della Badia Benedettina di Cava. Oggi l’edificio, che affaccia su largo Abate Conforti, si caratterizza in due corpi di fabbrica uniti da un passaggio con un giardino.

Sul prospetto di via Trotula de Ruggiero è emersa una quadrifora traforata di archi intrecciati, attribuibile al XIII secolo.

Il nome dell’Addolorata è del XIX secolo, quando la chiesa passò appunto alla confraternita omonima.

Modalità di accesso

Modalità di accesso

Ingresso da piazza Abate Conforti, a pochi metri dal Duomo.

Accessibile in occasione di eventi.

Indirizzo

Complesso di Santa Sofia e Chiesa dell'Addolorata

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Ulteriori informazioni

Dal 2018 una sezione del complesso ospita il Palazzo Innovazione, uno spazio di co-working per start up, imprese e privati.

La Chiesa dell'Addolorata è aperta in occasione di mostre ed eventi culturali.

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